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Consacrati Secolari, testimoni di speranza nel mondo di oggi Dalla "Provida Mater" a "Vita consecrata": Gli Istituti Secolari e il loro ruolo di presenza e di servizio. Premessa La vita consacrata appare nella Chiesa, innanzitutto, come un fenomeno vario e ricco. Anche se esso è numericamente minoritario (rappresenta solo lo 0,12% dei membri della Chiesa cattolica), è sul piano della qualità un fenomeno significativo per la Chiesa. La varietà emerge innanzitutto da uno sguardo storico. E’ viva nella Chiesa la memoria storica della vita eremitica, monastica, religiosa e apostolica, nata prima in oriente sia con la consacrazione a Dio delle vergini cristiane, sia con l’anacoresi e il cenobitismo. In seguito, con la creatività dello Spirito, rispondente ai bisogni dei tempi, sono sorte anche altre forme, quali gli istituti di vita religiosa, contemplativa ed apostolica di vario genere. Più recentemente, la Chiesa ha riconosciuto la vita consacrata nel mondo propria degli istituti secolari, sacerdotali e laicali, che risultano essere circa 165 (di cui 75 in Italia) di diritto pontificio o di diritto diocesano. Sappiamo che ogni istituto di vita consacrata si distingue per la sua specifica natura, per la sua missione, per il carisma. Diversi sono anche gli stati di vita: l’82% è laicale, solo il 17,8% è costituita da presbiteri o diaconi. La maggioranza dei consacrati è costituita da donne, circa il 72%. Non è da trascurare la diversità dei contesti culturali, religiosi e sociali in cui vivono e operano i consacrati, caratteristiche queste che determinano problematiche e sfide poste dall’inculturazione, al di là delle radici carismatiche degli Istituti (pensiamo nell’America latina, in Africa, in Asia). L’autocomprensione e la teologia della vita consacrata si sono evolute lungo la storia, a causa della visione ecclesiologica e delle varie esperienze e accentuazioni carismatiche. Il Concilio Vaticano II ha favorito nuovi approcci, dando origine a una teologia rinnovata della vita consacrata e dando nuovi impulsi al suo rinnovamento. La categoria teologica in uso oggi, che meglio esprime la varietà, la ricchezza e l’unità interna della vita consacrata, è quella dei carismi. I carismi della vita consacrata sono originati e rinnovati dallo Spirito che provvede alla Chiesa secondo i bisogni dei tempi. Ciò che qualifica l’identità di consacrati è la sequela di Cristo e si esprime nella pratica dei consigli evangelici. La vita consacrata è radicata nel mistero della Chiesa, nella sua vita di comunione e nella sua missione e partecipa della santità della Chiesa, non solo come dono, ma anche come risposta che la Chiesa è chiamata a dare al suo Signore nella perfezione della legge dell’amore. La Chiesa riconosce la specificità dei carismi e la giusta autonomia di vita e di governo che compete alle varie forme di vita consacrata. Infatti riconosce ai singoli istituti una giusta autonomia di vita, e in particolare di governo, grazie alla quale possono valersi di una propria disciplina e conservare integro il proprio patrimonio carismatico, cioè natura, fine, spirito e indole. La Chiesa, conferendo ad ogni carisma la pienezza di espressione ecclesiale, garantisce la perseveranza nella sua genuinità, sulla base delle stesse Costituzioni, legittimamente approvate, affinché tutto cooperi al bene comune e sia mantenuto vivo nella sua genuinità il dono dello Spirito. Il cuore della vita consacrata è la spiritualità che è la sorgente del dinamismo missionario. Essa si esprime nella contemplazione, nella preghiera, nell’ascolto della Parola di Dio, nell’unione con Dio, nell’integrazione delle diverse dimensioni della vita personale e comunitaria, nell’osservanza fedele e gioiosa dei consigli evangelici. La fecondità della vita consacrata dipende dalla vita fraterna che è vissuta in linea con il carisma proprio. Tutto questo, quindi, sono anche gli I. S. La loro collocazione nel Codice di Diritto canonico (1983) dimostra che vengono riconosciuti veramente e pienamente Istituti di vita consacrata (nella sezione De Institutis vitae consecratae) e che essi non sono religiosi (il C. D. C. pone i due tipi di istituti sotto due titoli distinti: De institutis religiosis e De institutis saecularibus).
Il fenomeno degli Istituti secolari Non mancano testi che affrontano la storia degli I. S. e diversi di essi, pur rispettando l’originalità e la peculiarità degli I. S., affermano che in verità una forma di consacrazione a Dio vissuta nel mondo ci fu anche nei primi tre o quattro secoli dell’era cristiana: era la verginità consacrata o il celibato per il Regno e si basava sull’osservanza integrale del Vangelo. Se oggi, secondo molti testi, essi sono canonicamente riconosciuti e hanno una forma giuridica, ciò non ha fatto che consacrare la loro esistenza. Qualcuno, infatti, si compiace a riscontrare negli I. S. gli autentici eredi delle ferventi comunità dei fedeli che sbocciarono fin dal periodo apostolico e fiorirono in tutti i tempi e in forme diverse, sotto l’impulso della stessa grazia invisibile e operante, formando una inesauribile fraternità nella famiglia cristiana. Già nel 1940, però, G. Dossetti, ancor prima di ogni documento di riconoscimento istituzionale, parlava del sorgere e del moltiplicarsi in quegli anni, in modo quasi vertiginoso, di nuovi e imprevisti esperimenti di consacrazione a Dio, di nuove forme associate che non potevano essere comprese nelle linee delle associazioni religiose o quasi religiose, ma che comunque non potevano essere trattati come semplici associazioni di fedeli e sulle quali, perciò, conveniva che si soffermasse l’attenzione non solo dei giuristi, ma anche degli stessi organi legislativi. Si trattava davvero di novità e non tanto di continuità perché le analogie eventualmente riscontrate fin dalle prime generazioni cristiane, hanno valore solo di analogie. Infatti quelle esperienze, rintracciabili nel tempo sono diverse in quanto si sono manifestate essenzialmente come esperienze individuali o di piccoli gruppi. Esperienze che sono cessate con la sparizione di coloro che le hanno vissute, senza avere continuità. Non sono riuscite a divenire vero e visibile segno ecclesiale, carisma che, storicizzandosi, dà luogo a una forma anche istituzionale di vita e che ha una durata non limitata al tempo di vita di coloro che, per primi, l’hanno vissuto e manifestato. L’autenticità e l’ecclesialità di un carisma dipendono anche da queste variabili. Anche Lazzati notava che una delle cause per cui il Vaticano II non stava dando agli I. S. un particolare rilievo era quella della loro novità, della non chiara visione del posto che essi occupavano nel quadro istituzionale della Chiesa e la non sufficiente esperienza che, nello spazio e nel tempo, potesse portarne e favorirne una verifica pratica. Occorre valutare bene, allora, l’innovazione che costituì la "Provida Mater Ecclesia", promulgata da Pio XII il 2 Febbraio 1947. Fino a quel momento, i gruppi di questo tipo erano governati dal decreto "Ecclesia cattolica", pubblicato l’11 agosto 1889, che lodava il loro scopo "di praticare fedelmente nel secolo i consigli evangelici e di assolvere con la più grande libertà gli uffici che l’avversità del tempo vieta o rende difficili alle famiglie religiose", ma decideva al tempo stesso che sarebbero stati unicamente delle pie associazioni. Non dimentichiamo che il Codice del 1917 li ignorava ancora completamente. Con la Costituzione apostolica Provida Mater del 1947 la Chiesa conferì a questi gruppi uno Statuto canonico. Pio XII, inoltre, l’anno seguente precisò la dottrina relativa alla nuova forma di vita consacrata con il Motu Proprio "Primo Feliciter". Questo documento veniva visto come ulteriore incoraggiamento ai nuovi istituti, come maggiore precisione nelle direttive, soprattutto giuridiche, come completamento della materia riguardante gli I. S. Nello stesso anno, la Sacra Congregazione dei Religiosi sottolineò alcuni punti con l’Istruzione "Cum Sanctissimus". I due documenti, P. M. e P. F., pur così dissimili fra loro, sono stati utilizzati, spesso indifferentemente, l’uno o l’altro per approvare istituti secolari. Forse è questa una delle cause per cui sono fiorite diverse tipologie di I. S. , secolari alcuni solo di nome, riconosciuti dalla Congregazione e inseriti talvolta da teologi e canonisti nella grande famiglia dei "religiosi". Da qui il problema del pluralismo degli I. S. che presentano una disomogeneità di fondo. Tuttavia, con il Primo Feliciter si apre una via metodologicamente corretta per interpretare e riconoscere questa novità ecclesiale: si presta attenzione alla vita piuttosto che agli schemi teologico o giuridico-canonisti. E’ una via che risulterà ricca e feconda di sviluppi con il Vaticano II e, successivamente, col post-Concilio non solo per gli I. S., ma anche per dare impulso a una nuova riflessione sugli stati di vita. E’ la via della teologia spirituale. E’ la via percorsa da Paolo VI che finalmente dichiarò la novità degli I. S., individuandone natura e portata. In realtà, il P. F. recependo l’essenziale della teologia del laicato e delle realtà terrestri, preparò e anticipò ciò che il Vaticano II dirà del carattere secolare dei laici e del loro impegno nel mondo. L’intero capitolo IV della L. G. manifesta chiaramente l’influsso che gli I. S. hanno esercitato nella Chiesa e in particolare nella definizione del carattere secolare dell’apostolato laicale. Con il Decreto conciliare "Perfecta Caritatis", al numero 11, il Concilio, in modo specifico raccomanda gli I. S. di conservare la propria fisionomia, tenendo molto alla formazione nelle cose divine e umane. Anche nel Decreto conciliare "Apostolicam actuositatem" sull’apostolato dei laici, viene riconosciuta l’opera utilissima dei consacrati secolari nelle missioni, come segno di dedizione totale alla evangelizzazione del mondo. Il nuovo Codice di Diritto Canonico, promulgato nel 1983, anche dal punto di vista giuridico riconosce gli I. S. autentici Istituti di vita consacrata. Per ultima, solo in ordine di tempo, l’Esortazione apostolica post-sinodale "Vita consecrata" di G. Paolo II, invita tutti i consacrati nel mondo ad immettere nella società le energie nuove del Regno di Cristo, cercando di trasfigurare il mondo con la forza delle Beatitudini (cfr. VC 10). La forma di vita degli Istituti Secolari Le due caratteristiche che configurano la forma di vita dei membri degli I. S. sono: la piena consacrazione della vita secondo i consigli evangelici e la piena secolarità come responsabilità di una presenza e di una azione trasformatrice al di dentro del mondo per plasmarlo, perfezionarlo e santificarlo. a) La consacrazione dei membri degli Istituti secolari La consacrazione dei membri degli I. S. è piena, totale e totalizzante, stabile e indivisibile. E’ nuova, originale, attuale e, per essa , i consigli evangelici assumono un significato nuovo. Tale consacrazione ha il carattere essenziale dell’impegno totale per Cristo, radicalizza la consacrazione battesimale, la conduce a pienezza, mediante i consigli evangelici, anche se è distinta da quella dei religiosi. E’ quanto affermava Paolo VI nel 1972, ai Responsabili Generali degli I. S. in occasione del loro Congresso mondiale: " Consacrazione indica l’intima e segreta struttura portante del vostro essere e del vostro agire. Qui è la vostra ricchezza profonda e nascosta che gli uomini in mezzo ai quali vivete non si sanno spiegare e spesso non possono neppure sospettare. La consacrazione battesimale è stata ulteriormente radicalizzata in seguito ad una accresciuta esigenza di amore, suscitata in voi dallo Spirito Santo, non nella stessa forma della consacrazione propria dei religiosi, ma pur tuttavia tale da spingervi ad una opzione fondamentale per la vita secondo le Beatitudini evangeliche". Fin dal 1° Congresso del 1970 aveva detto: "La consacrazione di un membro dell’I. S. lascia intatta la secolarità" e nel 1976 precisava " non solo non toglie il membro dell’I. S. dal mondo, ma lo incorpora ad esso in modo nuovo, poiché i consigli evangelici non intralciano la laicità". b)La secolarità dei membri degli Istituti secolari I membri degli I. S. hanno una forma di vita comune a tutti, una condizione sociologica ed esistenziale come tutti i laici, vivono nel mondo dove hanno una presenza concreta, esercitando una professione secolare. Ma la loro secolarità è anche una realtà teologica: trattano le realtà temporali ordinandole a Dio. Sentono e vivono una responsabilità cristiana: di servire il mondo, di configurarlo secondo Dio in un ordine più giusto e più umano per santificarlo dal di dentro, rispettandone la legittima autonomia. Paolo VI, sempre in occasione del Congresso Mondiale degli I. S. del 1972, così affermava:"Secolarità indica l’inserzione nel mondo. Essa, però, non significa soltanto una posizione, una funzione, che coincide col vivere nel mondo esercitando un mestiere, una professione secolare. Deve significare innanzitutto presa di coscienza di essere nel mondo come <<luogo proprio di responsabilità cristiana>>. Essere nel mondo, cioè impegnati nei valori secolari è il vostro modo di essere Chiesa e di renderla presente, di salvarvi e di annunziare la salvezza. La vostra condizione esistenziale e sociologica diventa la vostra realtà teologica, è la vostra via per realizzare e testimoniare la salvezza. Voi siete così un’ala avanzata della chiesa nel mondo, esprimete la volontà della Chiesa di essere nel mondo per plasmarlo e santificarlo << quasi dall’interno a modo di fermento>> (L. G.). Siete una manifestazione particolarmente concreta ed efficace di quello che la Chiesa vuol far per costruire il mondo descritto ed auspicato dalla G. et Spes". Sulla piena consacrazione e sulla piena secolarità dei membri degli I. S. così chiariva: "Restate laici, impegnati nei valori secolari propri e peculiari del laicato, ma la vostra è una secolarità consacrata, voi siete consacrati secolari". E ancora: "La vostra è una forma di consacrazione nuova e originale, suggerita dallo Spirito, per essere vissuta in mezzo alle realtà temporali e per immettere la forza dei consigli evangelici, e dei valori divini ed eterni in mezzo ai valori umani e temporali". Per questo si può parlare di secolarità consacrata, di consacrati secolari, di stato secolare consacrato e di laicità e consacrazione come di aspetti che non sono in antitesi e nemmeno paralleli, ma sono coessenziali; per questo i membri degli I. S. sono realmente consacrati e realmente nel mondo. La novità degli Istituti secolari Gli I. S. sono dunque una realtà nuova, sono un dono carismatico dello Spirito, che opera come principio di novità nella Chiesa e di rinnovamento del mondo. Essi sono una novità che irrompe nell’economia della Salvezza non a caso, ma a motivo della specifica situazione storica che il popolo di Dio è chiamato a vivere nel suo pellegrinaggio nell’umanità. Il carisma degli I. S. è donato perché si realizzi un rapporto nuovo tra Chiesa e mondo, perché si sveli e si sviluppi la qualità della natura secolare della Chiesa e si illumini la qualità della natura secolare del mondo. Gli I. S. hanno avuto prima del Concilio Vaticano II un ruolo anticipatore circa l’autopercezione della Chiesa come realtà secolare. Un ruolo che ha contribuito a svelare alla Chiesa una qualità della sua natura più intima e la missione per la quale è chiamata da Cristo a esistere ed è stata da Lui inviata al mondo sotto la guida e lo stimolo creatore e rinnovatore dello Spirito. Grazie a questo svelamento, oggi la Chiesa può dire di avere coscienza del fatto che essa esiste nel mondo, che " cammina con l’umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena; essa è come il fermento e quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio" (GS 40) . E quindi può riconoscere di avere una dimensione secolare, inerente alla sua intima natura e missione, la cui radice affonda nel mistero del Verbo incarnato e che si è realizzata in forme diverse per i suoi membri, sacerdoti e laici, secondo il proprio carisma. Gli I. S. hanno avuto anche un ruolo anticipatore per la comprensione della natura e del ruolo del laicato, ruolo non vissuto in modo diretto e speciale, ma vissuto in modo proprio e peculiare, suscitato come carisma dallo Spirito ed esercitato come ministero in virtù del mandato ricevuto col Battesimo e con la Confermazione. La conferma di tale ruolo è riscontrabile in L. G. 31 dove la descrizione della natura e del ruolo del laico riprende direttamente espressioni di P. F. Come non sentire rivolta, innanzitutto ad essi, l’appello dell’esortazione apostolica "Evangelii nuntiandi", al n° 70: "Il compito primario….è la messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e operanti nelle realtà del mondo. Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell’economia, così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale" In un suo messaggio, in occasione del Congresso mondiale degli I. S. (24.7.1992), G. Paolo II apprezzando la scelta del tema: <<Gli I. S. e l’evangelizzazione oggi>> , tema che si inseriva opportunamente nel vasto impegno della Chiesa per la promozione della nuova evangelizzazione, esortava i partecipanti ad accrescere le molteplici iniziative di animazione cristiana e a non temere di rendersi presenti nei vari<<areopaghi moderni>> per proclamarvi con la parola e con i fatti la buona novella del Vangelo. L’impegno per la pace e lo sviluppo dei popoli, la difesa dei diritti umani, la promozione della donna e l’educazione dei giovani sono alcuni di questi <<areopaghi>> del mondo moderno in cui gli I. S. si sentono impegnati. Ancora G. Paolo II il 1° febbraio 1997 nel suo discorso al Simposio della CMIS, in occasione del 50° anniversario della Provida Mater Ecclesia così sosteneva i membri degli I. S. : " Portatori umili e fieri della forza trasformante del regno di Dio e testimoni coraggiosi e coerenti del compito e della missione di evangelizzazione delle culture e dei popoli, i membri degli I. S. sono, nella storia, segno di una Chiesa amica degli uomini, capace di offrire consolazione per ogni genere di afflizione, pronta a sostenere ogni vero progresso dell’umana convivenza, ma insieme intransigente contro ogni scelta di morte, di violenza, di menzogna e d’ingiustizia. Essi sono, pure, segno e richiamo per i cristiani del compito di prendersi cura, in nome di Dio, di una creazione che rimane oggetto dell’amore e del compiacimento del suo Creatore, anche se segnata dalla contraddizione della ribellione e del peccato, e bisognosa di essere liberata dalla corruzione e dalla morte". Una figura emblematica: Armida Barelli Per la promozione del laicato, è doveroso ricordare un ruolo anticipatore assunto dagli I. S. , quello dell’emancipazione femminile. Significativa a riguardo l’esperienza di Armida Barelli, che è stata pioniera di un movimento di idee e di esperienze che hanno dato alla donna la coscienza di essere soggetto attivo di storia nella Chiesa e nella società civile. Dalla testimonianza della Barelli si può attingere la profezia di un carisma, l’originalità di una creatività laicale. La sua è stata una storia personale emblematica per il suo riferimento ad una storia più globale, della Chiesa e della società civile, un vero e proprio segno dei tempi e traduzione vivente di un modo di essere laici e laici cristiani nel mondo. Un’esistenza vissuta nella dimensione teologale che poneva la fede a fondamento dell’agire. La sua passione per la storia è stata come una prospettiva, un fascio di luce per i laici del suo tempo e credo che lo sia anche per noi, chiamati a diventare "uomini nuovi", come divenne lei, "la donna nuova" e a tradurre in progetti storici concreti la novità che la fantasia creatrice dello Spirito suggerisce per l’umanità di questa ora storica. Consacrati secolari, testimoni di speranza nel mondo di oggi Cos’è la speranza? Anzi chi è la Speranza? La Speranza è lo Spirito di Cristo Risorto che vive in noi e in mezzo a noi. Il Convegno di Verona che ha visto riunita la Chiesa che è in Italia ha celebrato e confermato questa verità. Quali percorsi sono dunque chiamati a confermare e intraprendere, nella perenne novità dello Spirito, i consacrati secolari in questo tempo storico per continuare ad essere testimoni di speranza nella Chiesa e nel mondo? Da parte mia, quale membro di un Istituto Secolare, sollecitata da quanto lo Spirito ha suggerito alla Chiesa italiana a Verona, invito me e tutti voi, consacrati secolari qui presenti, a rimotivare ogni giorno la nostra vocazione e a partecipare con più fedeltà al carisma del proprio Istituto di appartenenza, impegnandoci nelle e con le singole comunità vocazionali a:
Camminare da pellegrini nel mondo, in compagnia di tutti gli uomini, riconoscendo il limite comune della nostra creaturalità, poveri e fragili come tutti, ma testimoni di un Dio che, in Gesù suo Figlio, si è fatto compagno di ogni uomo e cammina accanto a noi per liberare nell’Amore la nostra vita. Nutrirci ogni giorno alla mensa della Parola e del Pane eucaristico perché la sequela del Cristo, nostro unico Signore e Maestro, ci renda capaci di lettura sapienziale della storia e di servizio umile e gratuito ai fratelli. Vigilare su noi stessi perché non restiamo contagiati dalla cultura dell’apparenza, del convenzionale, dell’individualismo, dell’indifferenza, delle relazioni mercificate, disumanizzate, per prendere sul serio il senso di vuoto e di angoscia, la fame di dignità, di affetto, di tenerezza, di speranza e di senso che affliggono l’uomo d’oggi e mettere in circolo le nostre persone con tutti i beni, le idee, le energie positive che abbiamo. Vivere la corresponsabilità e il dialogo intraecclesiale aiutando la Chiesa a non rifugiarsi nel sacro, ma a ricercare uno stile laico, nel rapporto Chiesa-mondo, senza trionfalismo e nella minorità. Crescere nella dimensione civile che ci apre alle nuove forme di partecipazione, al bene comune, al servizio per la nostra città, per il nostro territorio, accompagnando i giovani non perché diventino come noi adulti, ma perché ci portino oltre le nostre paure, le nostre ipocrisie, le nostre omertà, perché con loro possiamo costruire un mondo possibile, dove non regni più "la cultura della morte" a causa della mafia, della camorra , della sacra corona unita e, nella vostra terra, della ‘n drangheta, ma regni la "logica evangelica" che trasforma la vita dei figli di Dio in dono e comunione. Riconoscere che i piccoli e i poveri sono i nostri liberatori. Essi sono quelli che Gesù chiama beati nel Vangelo, sono coloro che possiedono già il regno di Dio e ce lo indicano. Sono, per questo, i veri protagonisti dell’avanzamento della storia umana: da essi si impara l’umiltà, che è virtù sociale da riscoprire nella dilagante arroganza; si impara a leggere la storia dal basso; si impara che può esistere una nuova economia, l’economia dell’essenziale, del dono, della solidarietà, della gratuità, delle reti solidali; si impara a riconoscere la profezia che la nostra vita può essere per i fratelli. Costruire la storia insieme con tutti gli altri, anche quegli altri diversi per età, cultura, condizione, religione, nazionalità e costruirla nell’ascolto, nel dialogo, nel confronto, nella reciprocità, nell’accoglienza profonda delle diversità per una vera e profetica "Convivialità delle differenze"(Mons. T. Bello). Coltivare la disponibilità all’imponderabile, all’inedito, all’azione dello Spirito, guardando sempre il mondo e la storia con occhi trasfigurati, "bucati di futuro", diventando capaci di stupore, di ascolto adorante, di mistica del quotidiano, capaci di "spendere il talento di un’intelligenza spirituale creativa"(Paola Bignardi, al Convegno di Verona). Custodire nella fedeltà la nostra vocazione perseverando ogni giorno nella mitezza, nella compassione, nella misericordia, nella gioia, nella speranza per sentirci dentro il movimento profondo e fecondo della storia che è il Mistero Pasquale. Questo, anche quando non sappiamo leggere gli eventi, né discernere, ma crediamo nella fede, con tutto il nostro essere, che ogni cosa: il creato, le creature, ogni fatica, ogni dolore, ogni desiderio, tutto è attratto verso la Vita perché, con la Risurrezione di Cristo, la Speranza abita la Terra e alimenta l’attesa di quel compimento quando finiranno le doglie del parto e verranno alla luce cieli nuovi e terra nuova.
CONFERENZA ITALIANA ISTITUTI SECOLARI (C.I.I.S) 6° CONVEGNO REGIONALE – CALABRIA Sabato 22 Maggio 2010 -Grand’Hotel Lamezia Piazza Stazione – Lamezia Terme Programma
Ore 9,00 Accoglienza e preghiera
" 9,30 1^ Relazione: Gli Istituti Secolari, segno di comunione e di speranza nella Chiesa Mons. Vincenzo Bertolone – Vescovo incaricato per la Vita Consacrata
" 11.00 2^ Relazione: Gli Istituti Secolari tra crisi e profezia Dott.ssa Carla Osella, Coordinatrice CIIS Torino
" 12,30 Celebrazione dell’Eucaristia presieduta dal Vescovo Mons. Vincenzo Bertolone
" 13,30 Pranzo
" 15,30 Incontro assembleare.
Il Convegno si rivolge ai membri degli Istituti Secolari, all’USMI, all’Ordo Virginum, ai laici, ai Direttori spirituali, ai Direttori dei Centri diocesani e del Centro regionale vocazioni. I membri del Coordinamento CIIS vi attendono
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